All’ultimo I/O, il colosso di Mountain View ha portato sotto i riflettori un assistente che interagisce con gli utenti anche con risposte complesse. Il software può essere utilizzato su dispositivi diversi. Anche su Home, speaker a controllo puramente vocale che sfida Amazon Echo per rendere la casa smart. In arrivo anche la piattaforma per la realtà virtuale da mobile Daydream. Il cellulare componibile di Big arriverà per sviluppatori entro la fine di quest’anno e per l’utente finale nel 2017.
Il 2016 è l’anno dei chatbot. Ne avevamo avuto qualche assaggio durante le conferenze per gli sviluppatori di Facebook e di Microsoft, con Google I/O ne abbiamo avuto invece la conferma definitiva.
Big G si è mostrato al suo pubblico “di base”, alla comunità che contribuisce ad alimentare nei modi più diversi il suo enorme parco di soluzioni.
Al centro della scena, come detto, i sistemi di intelligenza artificiale e le macchine in grado di imparare, fornendo così servizi su misura per gli utenti. Poco hardware (ne parliamo sotto), ma quasi “solo” software e algoritmi. Il primo “prodotto” è stato chiamato semplicemente “assistente Google” e promette di semplificare “l’acquisto dei biglietti per il cinema mentre siete per strada”, oltre a trovare “il ristorante ideale per uno spuntino al volo” e molto altro.
L’assistente è multi dispositivo e può essere adattato a qualsiasi contesto, in modo da essere al servizio dell’utente nei momenti più disparati della giornata. Per esempio, è possibile inquadrare un oggetto con la fotocamera e l’algoritmo è in grado di riconoscere l’autore, senza nessun intervento umano.
Ovviamente, come altri assistenti virtuali riescono a fare (Siri, Cortana, la stessa funzione Ok Google), può anche rispondere a domande poste in linguaggio naturale.
Compiendo anche salti logici e capendo il contesto per “prepararsi” all’eventuale problema successivo. E la chiave di accesso verso la nuova frontiera ispirata dall’intelligenza artificiale è la voce, come confermato durante il primo keynote dal Ceo di Google, Sundar Pichai: “Un quinto delle ricerche effettuate negli Stati Uniti sono eseguite oggi con la voce degli utenti. La metà delle query avviene dallo smartphone”.
Come sfruttare al meglio le potenzialità dell’assistente del colosso californiano? Oltre a cellulari, smartwatch e così via, un’altra soluzione esce proprio dai laboratori di Google. Si chiama Home ed è l’unico dispositivo “in carne e ossa” svelato da Big G durante la conferenza tenuta allo Shoreline Amphitheatre di Mountain View.
Si tratta di un device per la domotica, ovviamente ad attivazione vocale (non ha tasti), che promette di portare l’assistente in ogni stanza della casa. Permette infatti di ascoltare musica, gestire gli impegni quotidiani e ottenere risposte dalla rete “intelligente” di Big G, grazie alla conversazione naturale.
Con un comando vocale si può chiedere a Home di riprodurre una canzone, impostare un timer per il forno, controllare lo stato del volo o spegnere le luci di casa: funzioni possibili perché Home si inserisce negli altri terminali presenti nella rete (cellulari, tablet, computer).
Home sarà disponibile entro la fine del 2016 in diversi colori e materiali (il prezzo non è stato comunicato) e, come sottolineato da alcuni osservatori, l’obbligo di collegare il dispositivo alla presa elettrica lo rende ancora più potente rispetto allo speaker Amazon Echo (disponibile negli Usa a 180 dollari), prodotto del tutto analogo anche nel design.
Come detto, Home è l’unico dispositivo fisico presentato dal gruppo californiano nel corso di Google I/O. Si torna quindi prepotentemente al software con le nuove applicazioni di messaggistica Allo e Duo (nella prima è incluso l’assistente intelligente in modo da poterlo utilizzare durante le conversazioni private e di gruppo per organizzare meglio eventi di lavoro o per il tempo libero) e con la prossima versione di Android, ribattezzata temporaneamente “N” e di cui sono stati anticipati alcuni dettagli.
Tra le principali novità del sistema operativo, vanno elencate prestazioni migliori per grafica ed effetti, un minor consumo di energia e di spazio di archiviazione, download in background degli aggiornamenti di sistema, notifiche rinnovate e altro.
Il gruppo californiano ha presentato anche Daydream, una nuova piattaforma per la realtà virtuale da mobile. L’azienda sta lavorando insieme agli Oem Android per creare una nuova generazione di smartphone, condividendo il design di un visore e di un controller per la Vr “immersivi, comodi e intuitivi”.
Nei prossimi mesi probabilmente le app più famose saranno disponibili su Daydream, oltre ovviamente al software “made in Google”: YouTube, Street View, Play Film, Google Foto e lo stesso Play Store.
Infine, Big G ha dato in pasto agli sviluppatori anche una preview di Android Wear 2.0 per dispositivi indossabili, con miglioramenti nella user experience e il supporto alle app stand alone; Android Instant Apps, che permette di avviare applicativi in modo istantaneo, senza bisogno di installarle e un’espansione di Firebase, piattaforma che facilita la vita agli sviluppatori.
Project Ara è vivo e lotta insieme a noi
Google sembra essere riuscita ad archiviare i problemi che avevano caratterizzato il suo modello di smartphone modulare completamente personalizzabile e ha annunciato l’arrivo entro dicembre di una versione per sviluppatori, a cui seguirà a breve distanza il kit per l’utente finale. Blaise Bertrand, responsabile della misteriosa divisione Advanced Technology and Projects (Atap) di Big G, ha descritto il nuovo, ingegnoso, smartphone come “sottile, leggero e meraviglioso”.
Il colosso di Mountain View ha deciso di spingere al massimo sul pedale della personalizzazione, in quanto consentirà ai consumatori di scegliere, al momento dell’ordine, ogni singolo componente del device (batteria, fotocamera, altoparlanti e altro) grazie alle stampanti 3D che Google metterà a disposizione.
La testata Engadget ha parlato di netti miglioramenti nel design dei singoli pezzi. E soprattutto della tecnologia utilizzata per tenere uniti tra loro i componenti. In origine, infatti, le parti di Ara erano collegate con una spessa griglia metallica: una strada obbligata che incideva però in modo negativo sull’estetica.
Ora, testimonia Engadget, “non si intravedono bordi tra i moduli e il telefono ha un look più unito, anche se tuttora molto eclettico… La prima serie di moduli presenta parti più integrate […], che conferiscono al telefono un aspetto più pregiato”. L’assemblaggio, promettono da Google, sarà alla portata di tutti e l’arrivo, ormai dato per certo, di Ara permetterà agli utenti di ottenere cellulari davvero unici e adatti alle esigenze del singolo.
Gli unici componenti fissi saranno processore, Ram, scheda grafica, antenne radio e sensori: il resto sarà invece completamente sostituibile.
La rimozione della batteria, inoltre, non farà spegnere il dispositivo, perché Ara sarà dotato di un piccolo accumulatore integrato che darà qualche minuto di carica per consentire il completamente dell’operazione di sostituzione.
E i cambi dei pezzi non comporteranno il riavvio dello smartphone: sarà sufficiente accedere alle impostazioni del device e scegliere su quale componente intervenire. La parte in causa verrà espulsa in automatico con un tap sul display. In alternativa, si potrà comandare il cellulare con la voce, pronunciando frasi come: “Ok Google, espelli la fotocamera”.
Ricco l’ecosistema di partner con cui Big G sta lavorando per ampliare le possibilità del cellulare. Tra i nomi principali spiccano per ora E Ink per schermi secondari, Toshiba (che già aveva mostrato il suo interesse al progetto nel 2014), Gotenna e Sony Pictures Home Entertainment.
Ma il gigante californiano ha specificato che, al momento delle prime consegne dei kit per sviluppatori, verranno messi a disposizione solo pochi moduli. L’ecosistema completo deve ancora essere ampliato e potrebbe arrivare nel 2017, insieme alla versione per l’utente finale.
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