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Android 9 Pie, ufficializzato il novo sistema operativo Google

Android 9 Pie, l’ultima versione di Android è qui! Incentrato sulla intelligenza artificiale per rendere il tuo telefono più intelligente, semplice e su misura per te.
Android 9 Pie è stato sviluppato per migliorare il lavoro di tutti i giorni grazie all’intelligenza artificiale che impara dall’uso che ne fai come dare la priorità alla batteria per le app che usi di più, per aiutarti a disconnetterti dal tuo telefono alla fine della giornata. Android 9 si adatta alla tua vita e ai modi in cui ti piace usare il tuo telefono.
Dopo le varie ipotesi sul nome, e le varie versioni beta che si sono succedute,  ecco che Google lancia Android 9 Pie in via ufficiale e lo rende disponibile al download per i Google Pixel di prima e seconda generazione, ma non solo per loro.Ovvio e scontato che i Google Pixel 3 usciranno con Android Pie a bordo.
Secondo il programma beta ufficiale a cui hanno partecipato anche case di terze parti non passerà molto tempo per vedere il nuovo sistema operativo su Sony Xperia XZ2 , Xiaomi Mi Mix 2S , Nokia 7 Plus , Oppo R15 Pro, Vivo X21, OnePlus 6 e Essential Phone, oltre a vederlo successivamente anche sui dispositivi con Android One “qualificati “.
Tra le caratteristiche principali troveremo  la batteria adattiva , che comprende le app che usi di più per dar loro maggiore energia, e Luminosità adattiva , che apprende come ti piace impostare la luminosità in diverse impostazioni, e lo fa per te. Con App Actions, il sistema prevederà ciò che vorresti fare in base al tuo contesto e mostrerà quell’azione direttamente sul tuo telefono. Se è un giorno lavorativo ed è mattina, ti verrà mostrato il tuo tragitto giornaliero: ti verranno suggerite azioni come navigare verso il lavoro su Google Maps o riprendere un audiolibro con Google Play Books. E quando metti le cuffie dopo il lavoro, potresti vedere le opzioni per chiamare tua madre o avviare la tua playlist Spotify preferita. Successivamente verrà introdotto il componente aggiuntivo “Slices” che mostrerà le informazioni pertinenti dalle tue app preferite quando ne hai bisogno.
Google sta anche “lavorando” con un “numero di partner” per lanciare o aggiornare dispositivi su Android 9 entro quest’anno, ma sfortunatamente non vengono forniti i nomi delle aziende e quindi non abbiamo idea se il Samsung Galaxy Note 9 o il Galaxy S9 siano su questa lista. Non mancheranno le notizie in merito, continuate a seguirci

Lenovo L14M2P21 Batteria del computer portatile per Lenovo S41-70 S41-70AM
Adattatore HP/COMPAQ 6000 240W PSU ELITE 8000
I40-3S4400-C1L3  I40-3S4400-G1L3  I40-3S4400-S1B1  Batteria del computer portatile per FOUNDER R410 R410IU R410su serie
ASUS C11P1428 Batteria del computer portatile per ASUS Zenfone 2 Laser ZE500KL ZE500KG
Asus C11P1328 Batteria del computer portatile per ASUS TRANSFORMER PAD TF103C
HP HSTNN-UB72   HSTNN-C51C Batteria del computer portatile per HP Pavilion DV4 DV5 dv5-1000 serie

Energie rinnovabili, Apple e Google al top

Traguardi importanti che solo due colossi come Apple e Google potevano raggiungere: i due giganti infatti da anni portano avanti la bandiera di essere aziende che hanno tra le loro mission quello di diventare sempre di più eco compatibili e sembra che questo traguardo sia stato raggiunto, guarda caso da entrambi proprio in queste ultime settimane diventando al 100% sostenibili a livello ambientale.
Ecco cosa si legge nel comunicato ufficiale di Google a riguardo:
Durante il 2017, in ogni parte del mondo, per ogni kilowattora di elettricità da noi consumato abbiamo acquistato un kilowatt di energia rinnovabile da impianti solari o eolici costruiti appositamente per Google. Questo fa di noi la prima azienda delle nostre dimensioni a raggiungere tale obiettivo.
Da anni Google investe moltissimo in acquisto di energia da fonti rinnovabili che reimmette nella rete elettrica globale in una quantità equivalente presa dalle fonti rinnovabili, un investimento ingente che proseguirà anche in futuro anche contribuendo alla realizzazione di nuovi impianti nel mondo.
Apple invece da parte sua ha comunicato di aver raggiunto il 100% di energie rinnovabili per i suoi data center, gli Apple Store, uffici con un notevole abbattimento di produzione di CO2, quindi l’azienda di Cupertino è riuscita a coprire totalmente il proprio fabbisogno di energia rinnovabile costruendo anche impianti solari ed eolici nelle vicinanze come ad esempio l’Apple Park che possiede uno dei più pannelli solari più grandi al mondo installato sul proprio tetto.
Va chiarito che le due aziende hanno una grossa differenza in termini strutturali quindi di estensione per cui il fabbisogno di energia rinnovabile è molto diverso per entrambi, ma rimane pressoché identico il loro impegno a far si che almeno dalla loro parte l’ambiente venga rispettato, cosi come Google continuerà a impegnarsi nel estendere il più possibile una cultura di rispetto ambientale per i singoli e le aziende, Apple sta già operando per convincere altri partner industriali a investire sempre di più in rinnovabili.

Adattatore HP Power Supply FH- ZD221MGR Rev. A P/N# 633195-001
Adattatore Dell Latitude E6500
Panasonic CF-VZSU66U Batteria del computer portatile per Panasonic Toughbook CF-C1 CF-C1AT01GG Tablet PC
Adattatore LENOVO M90Z POWER SUPPLY
Huawei HB3665D2EBC Batteria del computer portatile per Huawei Ascend P8 Max DAV-703L DAV-713L
ASUS C11P1501 Batteria del computer portatile per ASUS ZE500CL ZE551KL ZE601KL ZenFone 2

Attenzione a compare smartphone Android sconosciuti: Google Apps bloccate su dispositivi non certificati

Diversi utenti Android nelle ultime ore stanno iniziando a segnalare il problema delle Google Apps bloccate, si tratta di una nuova decisione presa dal colosso di Mountain View volta a inibire l’installazione delle proprie applicazioni su dispositivi non certificati.
Vi ricordiamo che il sistema operativo Mobile sviluppato dal motore di ricerca è da sempre scritto con politica open-source, grazie a ciò gli sviluppatori di diverse società sono riusciti a prendere spunto dal codice sorgente per sviluppare altre varianti dell’OS con alcune personalizzazioni su interfaccia utente e funzionamento.
Tra i maggiori esempi non possiamo che citare i tablet Fire OS realizzati da Amazon, oppure i diversi smartphone cinesi, realizzati con interfaccia decisamente non stock e che arrivano sul mercato senza Google Play Store.
Quando si tratta di dispositivi del genere, infatti, gli utenti più esperti attraverso delle particolari procedure riescono comunque ad installare lo Store di Google per permettere al sistema operativo di supportare le applicazioni disponibili su Android Stock.
Pare però che BigG abbia deciso di rivedere le sue priorità e proprio per questo ha iniziato ad inviare delle notifiche relative alle Google Apps bloccate su tantissimi dispositivi che sono dotati di software non ufficiale.
Per essere più precisi, il colosso bloccherà il funzionamento delle proprie applicazioni (Maps, Drive, Play Store, Gmail) su tutte le versioni di Android compilate dopo il 16 marzo 2018.
L’unica soluzione per gli utenti, quindi, rimane quella offerta dalle Custom ROM che offrono agli smartphone e tablet di ottenere delle versioni di Android personalizzate ma che comunque rispettano i criteri imposti dal motore di ricerca.
Non è ancora chiaro l’impatto che le Google Apps bloccate potranno avere sugli utenti che nel corso dei mesi precedenti hanno acquistato dispositivi che eseguono un sistema operativo Android non ufficiale, in particolare questa decisione potrebbe anche diminuire drasticamente le vendite dei tablet Fire OS di Amazon.

Adattatore:DELL OPX 9020 7020 3020 XE2 T1700 Tower 290W Power Supply
Bose 404600 Batteria del computer portatile per:Bose SOUNDLINK I II III
Bose 061384  061385 Batteria del computer portatile per:BOSE SOUNDLINK Mini serie
ASUS A41N1501 Batteria del computer portatile per:ASUS GL752VL GL752VW N552VX N752VW N752VX
Bose 063404 Batteria del computer portatile per:BOSE SOUNDLINK Mini I serie
ASUS A31N1601 Batteria del computer portatile per:ASUS R541UA X541SA X541SA X541SC X541UV

Nuove versione Google Plus in arrivo su Android

Google Plus potrebbe essere stato perso di vista negli ultimi anni ma sembra che ultimamente stia migliorando molto. Il social network aveva un pò di problemi a causa dello spam, ma il colosso di Mountain View è stato molto veloce nel fornire agli utenti dei nuovi strumenti per moderare i contenuti in ingresso. Sembra che il social network stia finalmente facendo la differenza tanto da portare il motore di ricerca ad investire ulteriormente sul suo sviluppo.
Leo Deegan – responsabile tecnico di Google Plus – ha da poco annunciato che la società è pronta ad offrire una nuova versione dell’applicazione presente su piattaforma Android. Nonostante a primo impatto possa sembrare un cambiamento poco evidente, sembra che le novità saranno presenti tra le funzioni integrate non direttamente visibili all’occhio dell’utente.
Purtroppo finché non avremo la possibilità di testare con mano questa nuova versione di Google Plus non sapremo esattamente cosa aspettarci, sembra però che gli sviluppatori abbiano dedicato molto tempo nel modernizzare lo stile di funzionamentodell’applicazione. Non possiamo dire che nell’attuale versione ci siano particolarmente problemi, ma l’esponente del social network targato Google afferma che saranno integrati miglioramenti nel rendering e nello scrolling delle pagine, oltre ad altri piccoli cambiamenti visivi.
Non ci resta quindi che attendere il rilascio ufficiale della nuova versione di questo social network, nell’attesa vi ricordiamo che è possibile trovare l’applicazione dedicata alla piattaforma Android all’interno del Google Play Store.

samsung SP368487A(1S2P) Batteria del computer portatile per:Samsung Galaxy Tab 8.9 P7320 P7300
 ASUS B21N1329 30WH 7.2V Batteria del computer portatile per:ASUS D553M F553M P553 P553MA X453
ASUS B21N1329 4000mAh 7.2V Batteria del computer portatile per:ASUS D553M F553M P553 P553MA X453
LENOVO L14C3K31 Batteria del computer portatile per:Lenovo Yoga Tablet2 1050F YT2-1051F
Bose 063404 Batteria del computer portatile per:BOSE SOUNDLINK Mini I serie
Bose 88796 Batteria del computer portatile per:Bose Soundlink Mini 2 Pack

Microsoft avvia un aggiornamento di emergenza per la patch Spectre

La risposta di Intel alle patch Meltdown e Spectre è stata tutt’altro che perfetta nella ultime settimane. Proprio diversi giorni fa la società ha ufficialmente comunicato agli OEM il blocco del roll-out delle patch per la presenza di gravi bug che causavano il riavvio e blocco dei computer su cui venivano installate. In particolare è la patch di protezione contro Spectre il motivo principale di tutti questi problemi e, per essere più precisi, si tratta della protezione alla vulnerabilità Variant 2 rivelata dal team Project Zero di Google.
Dopo aver notato diverse gravi segnalazioni da parte degli utenti, Microsoft ha deciso di rilasciare in queste ore un aggiornamento urgente per fare in modo di disabilitare la patch Spectre Variant 2 su tutti i PC in cui precedentemente era stata ricevuta quella sviluppata da Intel.
Il nuovo aggiornamento riporta il codice KB4078130 e dovrebbe presto raggiungere tuttii PC con Windows 10, Windows 8.1, Windows 8 e Windows 7 (SP1). Visto che non tutti gli utenti sono negligenti, Microsoft ha rilasciato anche alcune istruzioni che permettono ai più preoccupati di disabilitare queste attenuazioni delle patch Spectreattraverso le istruzioni disponibili nell’advisory di Microsoft.
Per chi avesse problemi di particolare lentezza sul proprio PC o Server e non intende aspettare l’arrivo della notifica di aggiornamento, questo può anche essere scaricato manualmente attraverso la pagina dedicata di Microsoft Update.

HP 789609-001 Batteria del computer portatile per:HP Pavilion X2 10-K010NR
PLC BR2/3A-AB Batteria del computer portatile per:Allen Bradley 1756-BA2 / PLC batteria
LENOVO L13D3E31 Batteria del computer portatile per:LENOVO YOGA TABLET B8000 B8000-F 10"
LG BL-T10 Batteria del computer portatile per:LG GPAD G PAD 8.3 BL-T10 VK810 V500
ASUS A41N1501 Batteria del computer portatile per:ASUS GL752VL GL752VW N552VX N752VW N752VX

l’applicazione Batteria di Google è ufficialmente disponibile sul Play Store

Google continua la tendenza nel pubblicare applicazioni interne al sistema Android sul Play Store per gestirle in modo indipendente dal resto dell’OS. Device Health Services è il nome dell’applicazione batteria di Google, ed è stata pubblicata nelle ultime ore all’interno dell’archivio online dello Store.
Poichè l’applicazione viene sfruttata soltanto su dispositivi Nexus e Pixel, questa non sarà compatibile su smartphone e tablet di altri produttori. Inoltre, il dispositivo Google più vecchio in grado di eseguire questa applicazione è il tanto amato Nexus 5.
Purtroppo ancora l’applicazione Batteria è stata rilasciata soltanto per lo store statunitense, ma non è escluso che nelle prossime settimane possa essere resa disponibile anche nel resto del mondo. Device Health Services – nome originale del .apk – si occupa di mostrare le abitudini di utilizzo della batteria del telefono e la sua durata nell’arco della giornata.  Sono anche disponibili alcune opzioni di personalizzazione che consentono di mostrare la percentuale di carica residua all’interno della Status Bar di Android.
Grazie all’inizio di questi rilasci delle app di sistema all’interno dello store di BigG, supponiamo che il motore di ricerca inizi a fornire update in modo più veloce rispetto al passato. Ciò renderà non necessario il rilascio rapido di aggiornamenti di sistema a causa di bug su singole applicazioni.

Come rintracciare un cellulare perso o rubato grazie a Google

Vuoi sapere come rintracciare un cellulare perché perso oppure rubato? Possibile rintracciare un cellulare grazie all’aiuto di Google. La casa dispone infatti di un servizio chiamato “Trova il mio dispositivo” che fa esattamente ciò che promette. Per poter utilizzare questo servizio c’è però bisogno di configurare il tuo smartphone.

Attivare “Trova il mio dispositivo”

Per rintracciare un cellulare Android smarrito c’è quindi bisogno di attivare la funzione sul dispositivo. Per attivarla devi recarti all’interno delle “impostazioni” del tuo device. Qui troverai una voce relativa a “Sicurezza e posizione“, ma tieni presente che il posizionamento delle schede varia da dispositivo a dispositivo. La scheda di tuo interesse che dovrai quindi raggiungere è la seguente “Trova il mio dispositivo/Trova dispositivo personale“. All’interno della scheda dovrai attivare i controlli remoti e la Localizzazione di Google. Se questi due servizi sono disattivati questa funzionalità non sarà fruibile. Una volta che il tuo cellulare è andato perduto dovrai necessariamente effettuare la ricerca da PC, è importante quindi che il tuo Computer ed il servizio abbiano la possibilità di comunicare con il tuo cellulare.
Una volta che le funzioni riportate nel paragrafo precedente sono state attivate basta recarsi sul tuo PC. Dovrai andare su Google e loggarti con il tuo account. L’account presente sul dispositivo e quello con cui effettuerai il Login sul PC devono combaciare. scrivi sulla barra di ricerca google “Trova il mio dispositivo“. Una volta effettuata la ricerca dovrebbe essere il primo risultato ad essere quello di nostro interesse. Clicca sul link e se richiesto riesegui il login. Qui ti ritroverai all’interno di una pagina molto chiara in cui vedrai il tuo device in alto a sinistra, una mappa sulla destra.

Bloccare e resettare il dispositivo da remoto

Se il tuo dispositivo è fermo in un punto puoi provare a recuperarlo recandoti sul posto, se invece lo ritieni più opportuno puoi eventualmente attivare il “blocca e resetta” direttamente dal PC. Con la funzione “blocca” nessuno potrà più utilizzare il dispositivo. Con cancella andrete invece ad eliminare tutti i dati all’interno dello smartphone. A questo punto nessuno potrà più utilizzare il vostro dispositivo con i vostri dati all’interno. E’ bene quindi configurare questo servizio prima che il danno sia ormai fatto.

Microsoft Home Hub la risposta a Google Home ed Amazon Echo?

Di recente stanno girando in rete alcune voci in merito a una nuova funzionalità di Windows 10 denominata “Home Hub”. In un primo momento si pensava si trattasse di una sorta di concorrente di Amazon Echo o di Google Home, e anche se questo non è esattamente vero non è nemmeno del tutto falso.
Quindi, che cosa è? Le nostre fonti hanno confermato che Home Hub è una funzionalità di Windows 10 progettata per mettere il PC al centro della vostra casa, rendendolo una specie di cervello principale, in condivisione con qualsiasi dispositivo presente nell’appartamento e collegato a Windows, e in grado di gestire tutte le funzionalità domestiche e familiari.
È davvero un grande progetto per la Microsoft, ma non sono state ancora chiarite bene le vere potenzialità: cerchiamo di scoprirle insieme.

Cos’è Home Hub?

Home Hub è un software che è stato rilasciato con la versione di Windows 10 Update Anniversary (Redstone 1). In realtà l’aggiornamento Anniversary includeva solo alcune caratteristiche direttamente collegate a Home Hub, come ad esempio l’accesso a Cortana attraverso la lockscreen. Home Hub dovrebbe essere presente nel Creators Update (Redstone 2) ed evolversi successivamente su Redstone 3 (fine-2017) e su Redstone 4 (nel 2018).
Home Hub non è un apparecchio dedicato come lo sono Amazon Eco e Home Page di Google, ma è solo il software. Anche se sotto forma di software, però, può compiere tutte le funzioni proprie dei dispositivi di Amazon e Google Echo, ma con il vantaggio di poter essere utilizzato su un qualsiasi schermo sul quale venga installato! Home Hub è progettato per funzionare con Windows 10 principalmente su PC All-In-One oppure 2-in-1 con touch screen, ma può lavorare su qualsiasi macchina che esegua il suddetto sistema operativo. L’obiettivo finale di Microsoft, quindi, è quello di rendere i PC maggiormente condivisibili da più persone (poiché spesso accade che lo stesso terminale debba essere utilizzato da tanti). Con l’introduzione delle nuove funzioni di condivisione e di nuove interfacce utente, e con una sempre maggiore diffusione di Cortana e delle applicazioni che sfruttano le nuove API, Home Hub diventa un concorrente interessante per gli altri assistenti intelligenti presenti sul mercato.

Ma quindi cosa cambia con Home Hub?

Con Windows nella sua forma attuale, un PC di famiglia condiviso si limita a dare la possibilità di creare diversi account, e a utilizzare il PC ognuno effettuando di volta in volta il login del proprio profilo utente. Non manca l’opportunità di dar vita a un account guest, costituito semplicemente da un’utenza standard che non necessiti di password d’accesso, bensì utilizzabile da chiunque. Questo metodo di condivisione di un PC è considerato goffo e obsoleto da Microsoft, e con Home Hub l’azienda mira a migliorare l’esperienza in modo significativo.
Con Home Hub un PC può essere sbloccato senza una password e fornire a ciascun membro l’accesso ai dati di famiglia: parliamo di applicazioni, documenti, segnalibri e tutto ciò che si è accettato di condividere all’interno del nucleo. Facciamo l’esempio di una casa tipo, e supponiamo che questa sia abitata da tale famiglia “Bowden” composta da quattro persone che condividono un unico PC: ogni singolo componente avrà un proprio account, naturalmente, ma ci sarà anche un “account di famiglia” sempre connesso, capace di vedere tutto quanto risulti di interesse collettivo (applicazioni specifiche, appuntamenti del calendario, documenti utili e altro ancora). Riguardo agli appuntamenti del calendario, per fare un esempio, uno dei Bowden potrà aprire l’applicazione dedicata e consultare l’intera lista di impegni condivisa e visualizzabile da tutta la famiglia. La magia sta nel fatto che qualsiasi utente utilizzi il PC può autenticarsi con Windows Hello e vedere sia gli eventi del calendario privato sia quelli del calendario condiviso con gli altri. Poi, una volta terminata la consultazione, egli uscirà tranquillamente dalla sessione lasciando “nascosti” i propri appuntamenti, e mantenendo al contempo gli appuntamenti di famiglia disponibili per un altro membro.
La funzionalità in oggetto si estenderà anche alle applicazioni dei telefoni, compresi iPhone, dispositivi Android e dispositivi Windows 10 Mobile. Se avete dei bambini, poi, queste applicazioni familiari  saranno in grado di capire se è il caso che determinati contenuti siano loro mostrati, cosa di grande utilità per coloro che non sono in grado di monitorare costantemente l’attività dei propri figli sugli smartphone.

Schermata di Benvenuto Home Hub

In aggiunta all’interfaccia utente desktop standard, Microsoft sta anche cercando di apportare ai sistemi Windows 10 dotati di Home Hub un nuovo spazio di lavoro chiamato “Schermata di Benvenuto.” L’obiettivo di Microsoft con la schermata di benvenuto è quello di ricreare una sorta di anta del frigo della cucina, in questo caso virtuale, sulla quale riprodurre i tipici bigliettini normalmente apposti sullo sportello del suddetto elettrodomestico: quindi i propri appuntamenti, note varie, l’elenco delle cose da fare, e molto altro ancora… tutto a disposizione dell’intera famiglia.
La schermata di benvenuto utilizza lo stesso “account di famiglia”, e dal desktop condiviso può lanciare le applicazioni familiari. Cortana sarà sempre in ascolto sulla schermata di benvenuto, consentendo agli utenti di attivarla anche dall’altra parte della stanza, se ne hanno bisogno. Questa tecnologia è la naturale evoluzione del Kinect di Xbox One. L’assistente può fare tutto ciò di cui normalmente è in grado Cortana come aggiungere promemoria, appuntamenti, informare sul meteo, visualizzare notizie, raccontare barzellette, riprodurre musica, aprire applicazioni  e molto altro ancora.
Il servizio sarà anche in grado di controllare i dispositivi Smart che abbiamo dentro casa. Tutto questo rende Cortana su Home Hub un concorrente molto più efficace di quello offerto da Google Home e Amazon Echo.

Home Hub Cortana

Nell’immagine precedente della schermata di benvenuto avrete notato che l’icona di Cortana è circondata da un cerchio arancione invece che dal consueto cerchio blu. La cosa è intenzionale, perché è così che Microsoft intende distinguere Cortana per ogni singolo utente che utilizzi il PC di casa. Sì, Microsoft sta cercando di rendere il famoso assistente più adatto alle famiglie, rendendogli nota l’identità dei membri che le compongono. Che cosa significa esattamente? Ebbene, le nostre fonti suggeriscono che Cortana sarà in grado di visualizzare contenuti di famiglia in ambienti condivisi, così come di creare e visualizzare contenuti personali e familiari quando autenticati come utenti singoli piuttosto che con l’account di casa. Questa integrazione con il software vocale naturalmente funzionerà con gli appuntamenti del calendario, i dispositivi di automazione domestica, le chiamate e le notifiche perse e molto altro. La feature viene indicata internamente con il nome “FamTana “.

Home Hub collegato a casa

Allo scopo di realizzare ciò che potrebbe rappresentare la parte più emozionante di tutto il progetto, Microsoft sta lavorando per “collegare” il PC ai dispositivi smart di casa, creando una “casa intelligente” gestita da Windows 10. L’obiettivo è quello di rendere il suddetto SO l’hub centrale per tutti i dispositivi domestici smart tra cui luci, porte, serrature e quant’altro. Con l’integrazione di Cortana, che consente di utilizzare la voce per attivare e controllare tali device, il quadro di Home Hub diventa completo: il software pone in qualche modo Windows 10 al centro di tutta la casa.
Microsoft sta costruendo “Connected Home”, una app dedicata che renderà l’aggiunta di dispositivi intelligenti a casa tua facile ed immediata; l’applicazione è in grado di fornirti un quadro completo di tutti i dispositivi in questione presenti all’interno dell’abitazione, ed è dotata di opzioni di accensione e spegnimento, configurazione e quant’altro. Potrai anche raggruppare i dispositivi all’interno di singole stanze: per esempio si potrebbero classificare le luci Hue 1, 2 e 3 col nome Camera da letto, e ordinare all’Home Hub di “spegnere le luci della Camera da letto“. Questo software funziona come la maggior parte delle altre applicazioni smart domestiche, a parte il fatto di essere fortemente integrato a Windows 10.
Connected Home funziona con dispositivi intelligenti che supportano OCF (Open Connectivity Foundation) e OpenT2T (Open Translator to Things), quindi con la maggior parte di quelli disponibili sul mercato. Accessori come lampadine Hue, molto diffuse tra gli utenti di smart-home andranno a pieno regime su Windows 10 con Home Hub.

Dispositivo Home Hub

Come già specificato, Home Hub non è un dispositivo hardware ma un software per il PC. Questo, però, non significa che i produttori non possano comunque costruire un hardware ad esso dedicato. Ci è stato infatti riferito che Microsoft stia sollecitando alcuni produttori di terze parti alla fabbricazione di dispositivi All-in-One specifici per Home Hub, e che Lenovo e HP siano già in trattativa con l’azienda di Richmond circa l’immissione sul mercato – verso la fine del 2017 – dei suddetti modelli in versione touch screen e con Home Hub preinstallato. Questo hardware verrà progettato in modo da adattarsi al salotto o alla cucina, così da apparire in linea con il resto dell’ambiente domestico.
Pensate a dei grandi dispositivi touch screen che possano fare a meno della tastiera (anche se sarà possibile, naturalmente, collegarne una). Se vi viene in mente il famoso Microsoft Surface Hub, ma per la casa invece che per la sala conferenze, allora avete fatto centro.
Da quel che sappiamo Microsoft non sta costruendo un proprio device dedicato all’Home Hub, e non ne ha nemmeno bisogno dato che il suo Surface Studio è già un apparecchio All-in-One che, una volta disponibile, si integrerà al software alla perfezione; Home Hub funzionerà in teoria con qualsiasi PC dotato di Windows 10, ma in realtà darà il meglio di sé con dispositivi che dispongano di schermi tattili, Windows Hello, attivazione di Cortana ad ampio raggio, inchiostrazione e molto altro ancora.

Quando sarà disponibile Home Hub?

Non è chiaro quando sarà disponibile ai consumatori l’intero set dei servizi offerti da Home Hub. Secondo alcune fonti la prima dose dei principali “assaggi” di Home Hub arriverà con Redstone 3, mentre funzionalità minori, come il Family Desktop, sono previste anche prima con Windows 10 Creators Update. Tuttavia, benché all’interno dell’azienda siano state effettuate delle previsioni, non è detto che non si verifichino ritardi o addirittura cancellazioni. È in effetti una cosa che può accadere di frequente con compagnie tecnologiche della portata di Microsoft: i progetti interni non sempre raggiungono l’ufficialità, e talvolta nascono e muoiono senza che il pubblico ne venga mai a conoscenza.
Per ora, la maggior parte delle fonti da cui abbiamo avuto le notizie riferiscono di ritardi dovuti a importanti modifiche e miglioramenti da apportare a Windows 10, e questo è comprensibile. Nessuna fonte ha esplicitamente affermato, però, che Home Hub è stato annullato, e quasi sicuramente lo vedremo presto sui nostri PC, anche se in fase iniziale e con poche funzioni che verranno poi integrate nel tempo.
Indipendentemente da ciò, dopo aver indagato le prestazioni di Home Hub siamo felici di aver condiviso con voi i progetti di Microsoft in merito al prodotto. Un software con il quale il colosso statunitense sta in qualche modo sfidando Amazon Echo e Google Home, ma anche Apple HomeKit e Siri; e lo sta facendo alla grande.

Google Orologio: nuovo aggiornamento grafico ed altro

Google Clock, a distanza di ormai qualche mese dall’ultimo update, rilascia per i propri utenti un nuovo aggiornamento che porta l’app alla versione 4.6 ed introduce alcuni miglioramenti minori in tutti quei dispositivi dove il prodotto risulta attivo di default e non soltanto. Di fatto, Google ha disposto dei piccoli ma sostanziali cambiamenti che vertono tanto sull’aspetto grafico dell’orologio tanto su quello pratico, attraverso alcune nuove interessanti funzioni.
Per quanto riguarda queste ultime, infatti, vi è la possibilità di continuare il conteggio del cronometro o del timer anche una volta che si riavvia il telefono. Sostanzialmente una funzione che non sarà utile per la maggior parte dei casi ma che, invece, può tornare comoda in caso di blocco improvviso del telefono o, ad esempio, nel caso in cui un aggiornamento forzasse il device al riavvio.
A parte questo le modifiche sono essenzialmente visuali, come ad esempio la nuova denominazione della modalità notturna, ora chiamata Screen Saver e la nuova icona che rappresenta la Terra nella sezione Clock. Per finire, una funzione Google Orologio che troviamo in esclusiva per i device Android 7.1 N, la quale serve per accedere alle shortcut delle funzionalità direttamente in Home. In tal caso vengono sfruttate le nuove API di sistema che, per ovvi motivi, non sono compatibili con distribuzioni precedenti o su launcher di terze parti.

All’evento Google del 4 ottobre arriverà la fusione tra Android e Chrome OS?

L’evento Google in programma il prossimo quattro ottobre sta catturando l’attenzione mediatica della rete, in ossequio a svariate indiscrezioni <<condite>> da altrettanti prodotti che dovrebbero giocoforza assumere a breve i connotati dell’ufficialità. L’imponente propaganda avviata dal colosso di Mountain View è invero incentrata sugli smartphone Pixel, nello specifico il nuovo corso firmato Google pronto a subentrare all’ormai reiterata e storica gamma Nexus: i teaser in merito sono d’altronde inequivocabili, sebbene non manchino indizi concernenti dispositivi ulteriori e diversi – leggasi su tutti Chromecast Ultra, Google Home e Google WiFi – che potrebbero dominare la scena nel corso dell’evento di presentazione aperto ai giornalisti ed addetti ai lavori.
Il gigante americano sta insomma lavorando alacremente a tutto tondo, ed è per questo che le sorprese potrebbero esser dietro l’angolo, pronte ad esplodere a stretto giro di posta. A rincarare la dose è il Senior VP di Android, Google Play e Chrome Hiroshi Lockheimer, che a mezzo Twitter non ha mancato di accendere l’hype tra gli aficionadosdel mondo della tecnologia. L’evento Google del prossimo 4 ottobre assumerà pertanto connotati per certi versi inaspettati, e l’attenzione della rete è tutta canalizzata verso il <<detto-non detto>> del dirigente della compagnia di Mountain View. C’è già una prima ipotesi lanciata senza remora alcuna dalla redazione di Android Police: la fusione tra Android e Chrome OS, conosciuta internamente sotto l’appellativo tecnico di <<Andromeda>>.
Le speranze di una ufficialità in merito restano ancora flebili e poco praticabili, seppur la fonte in questione – in prima linea nel delineare la spinosa <<questione>> smartphone Pixel e Pixel XL – ribadisce che Google sta lavorando verso questa direzione, confermando a pieno titolo l’indiscrezione lanciata in precedenza dal quotidiano Wall Street Journal. L’intenzione della società americana sembra esser dunque inequivocabile: prendere il meglio di Android e di ChromeOS per fonderli in un unico sistema operativo. Il progetto, come anticipato dal quotidiano, sarebbe già in cantiere da due anni e <<potrebbe diventare realtà nel 2017>>. Dunque tempistiche ancor dilatate rispetto all’imminente evento Googledel prossimo 4 ottobre.

Google pensa a Fuchsia, il sistema operativo universale

Android e Chrome OS potrebbero presto muoversi sotto la stessa egida. A far da trait d’union sarebbe Fuchsia, il nuovo sistema operativo in cantiere nel quartier generale diGoogle e che in un futuro lontano, quasi a mo’ di jolly, potrebbe far il suo ingresso sul mercato. Non un software qualunque, bensì un progetto veicolato secondo un paradigma saliente: funzionare a prescindere dalla tipologia di dispositivo, che sia smartphone – categoria oggi rappresentata da Android – computer – il rimando va invece a Chrome OS – e persino auto e oggetti connessi. Una versatilità dunque totale, almeno nelle intenzioni.
Il nome di Fuchsia circola già insistentemente da qualche giorno, a seguito di una indiscrezione riportata dal <<solito>> Android Police, sempre in prima linea quando l’oggetto del contendere riguarda l’universo Google. Il ritrovamento di un nuovo sistema operativo all’interno di alcuni pezzi di codice postati su GoogleSourche e GitHub è infatti indizio improcrastinabile, oltre che veicolo di informazioni ulteriori a dispetto della preliminare bozza di rumors. Fuchsia non poggerebbe infatti secondo i dettami di Linux. Un fattore decisivo per accondiscendere alla mission di Google: rendere la piattaforma compatibile con tutti i dispositivi connessi ed a marcato sfondo <<smart>>.
Il progetto di Google sembra insomma andar verso l’unificazione dei propri sistemi operativi. E lo si era già capito lo scorso maggio, allorquando il colosso di Mountain View ufficializzava l’arrivo del Play Store sui Chromebook, primo passo verso il concetto di versatilità e affinità dei propri software. Sullo sfondo c’è adesso Fuchsia, un sistema operativo nuovo di zecca. E l’unificazione tra Android e Chrome OS? Le perplessità e le domande sono molteplici, eppure il quadro sembra esser già delineato: Google lavora già al futuro (lo sviluppo di un intero kernel e il sistema operativo è un compito enorme, come riporta la conclusione dell’articolo di Android Police), senza pur tuttavia snobbare il presente. Che potrebbe esser per l’appunto contrassegnato dal primo passo verso l’affinità tra gli attuali Android e Chrome OS. Fuchsia resta ancora una suggestione, oltre che una mossa che potrebbe far la voce grossa nel futuro prossimo. Staremo a vedere.

Nuovi strumenti nella Developer Console di Google

La Developer Console di Google è una piattaforma attraverso la quale gli sviluppatoriinterfacciano le applicazioni da loro create direttamente con Google Play. È di queste ore il comunicato ufficiale rilasciato da BigG sul suo blog ufficiale riguardo unaggiornamento della Developer Console con l’implemento di nuovi strumenti messi a disposizione degli sviluppatori.

Developer Console di Google Play, cosa c’è di nuovo?

L’attenzione del team Google si è fermata sulla localizzazione delle app, considerando l’ampio pubblico proveniente da tutto il mondo. Localizzazione e diffusione che, ovviamente, rientrano nel campo della comprensione e della traduzione. Come riportato nel comunicato ufficiale:
Con gli utenti in 190 Paesi in tutto il mondo, Google Play ti offre un pubblico veramente globale per le tue applicazioni e giochi. La localizzazione è uno dei più potenti modi per connettersi con le persone in luoghi diversi, motivo per cui abbiamo lanciato il supporto di traduzione per l’acquisto in-app e campagne per app universali all’inizio di quest’anno. Con oltre 30 opzioni di traduzione in lingue disponibili tramite il Developer Console, abbiamo aggiornato il nostro servizio di traduzioni applicazione per aiutarvi a scegliere le lingue più importanti, rendendo più semplice e veloce l’inizio.
Pertanto, i nuovi strumenti della Developer Console sono finalizzati a:
  • fornire le informazioni riguardo le lingue ed i Paesi in cui sono state installate le applicazioni, suddivisi per categorie app;
  • indicare la percentuale di installazioni provenienti da una determinata lingua;
  • fornire ulteriori informazioni così da aiutare gli sviluppatori riguardo il rilascio delle applicazioni in un determinato Paese.